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PROF. AVV. UGO PATRONI GRIFFI

  1. L’anno 2026 segna un punto di svolta epocale per la politica marittima ed energetica italiana, culminato con la piena operatività della Zona Economica Esclusiva (ZEE). Questo traguardo rappresenta il superamento di un lungo periodo di inerzia, quasi di una “ZEE-fobia”, che ha per anni limitato le ambizioni del Paese nello sfruttamento delle proprie risorse marine. Il percorso, avviato con la l. 91/2021 e concretizzatosi con il DPR 193/2025, ha dotato il nostro Paese di un quadro normativo chiaro e definito per l’esercizio dei propri diritti sovrani funzionali ben oltre il limite delle acque territoriali. Tale evoluzione normativa distingue nettamente la sovranità assoluta, esercitata entro le dodici miglia nautiche dalla costa e soggetta a stringenti vincoli paesaggistici e turistici, dai diritti sovrani funzionali esercitabili nella ZEE, che può estendersi fino a duecento miglia nautiche. In questo nuovo spazio marittimo, lo Stato italiano può ora esercitare diritti esclusivi per l’esplorazione, lo sfruttamento, la conservazione e la gestione delle risorse naturali, biologiche e non biologiche, nonché per la produzione di energia da fonti rinnovabili come il vento e le correnti. Questa nuova cornice giuridica, allineata alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS o anche di Montego Bay del 1982), ha permesso di superare gli ostacoli che avevano storicamente frenato lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia. Tra questi, la complessa burocrazia, caratterizzata da una frammentazione di competenze tra Stato, Regioni ed enti locali, e la forte opposizione delle comunità costiere, nota come sindrome NIMBY (Not In My Back Yard) ovvero NIMTO (Not In My Term of Office), dovuta all’impatto visivo degli impianti (visual pollution). La centralizzazione delle competenze autorizzative in capo allo Stato per i progetti localizzati nella ZEE e la maggiore distanza dalla costa degli impianti galleggianti hanno creato un ambiente più favorevole per gli investitori, offrendo quella certezza del diritto indispensabile per garantire la bancabilità di concessioni a lungo termine, stimate tra i venticinque e i trent’anni. La delimitazione ufficiale dei confini marittimi con la Croazia e la Grecia ha ulteriormente consolidato questo quadro di stabilità, trasformando il mare da mero spazio di transito a territorio di produzione e sovranità.

 

  1. L’istituzione della Zona Economica Esclusiva ha creato il presupposto giuridico per una nuova era industriale, ma è l’innovazione tecnologica a fornirne lo strumento operativo. La tecnologia dell’eolico galleggiante, o Floating Offshore Wind (FOWT), si configura come l’abilitatore strategico per lo sfruttamento del potenziale energetico dei mari italiani, superando i limiti intrinseci delle tradizionali fondazioni fisse. Queste ultime, ampiamente utilizzate nei mari del Nord Europa, risultano inapplicabili nella maggior parte del Mediterraneo a causa delle elevate profondità dei fondali, che superano rapidamente i 50-60 metri. L’Adriatico Meridionale e il Mar Ionio, in particolare, presentano un profilo batimetrico che richiede specificamente l’impiego di piattaforme galleggianti ancorate al fondale. Questa necessità tecnologica innesca un significativo spostamento di valore aggiunto, trasferendo il fulcro dell’attività industriale dall’ingegneria civile, tipica delle installazioni fisse, alla cantieristica navale. La costruzione delle imponenti strutture galleggianti in acciaio o calcestruzzo, il loro assemblaggio con le turbine e il successivo traino in sito rappresentano una commessa di natura prettamente navale, settore in cui l’Italia vanta una storica eccellenza. Il Decreto FER 2, con i suoi meccanismi di incentivazione per le fonti rinnovabili innovative, ha ulteriormente accelerato questa transizione, stimolando gli investimenti in un settore ad alto potenziale. La Puglia, grazie alla sua posizione geografica e alla presenza di una forte risorsa eolica, si trova al centro di questa rivoluzione, con una pipeline di progetti che, secondo le stime, potrebbe superare i 15-18 gigawatt di potenza installata. Progetti come Barium Bay, Apeneste e Kailia Energia sono solo l’avanguardia di uno sviluppo che promette di trasformare la regione nel principale polo energetico del Mediterraneo, capitalizzando sulla maturità tecnologica raggiunta dal FOWT e sulla nuova cornice normativa offerta dalla ZEE.

 

  1. La strategia nazionale per l’eolico offshore galleggiante trova il suo fulcro operativo nel sistema portuale pugliese, con il porto di Taranto designato quale motore industriale di questa trasformazione e il ruolo complementare del porto di Brindisi. Il Decreto Interministeriale numero 167 del 4 luglio 2025 ha ufficialmente riconosciuto lo scalo ionico come hub nazionale prioritario per la costruzione, l’assemblaggio, il varo e la manutenzione delle piattaforme eoliche galleggianti. Questa decisione strategica è supportata da un cospicuo piano di investimenti di 78,3 milioni di euro per il triennio 2025-2027, finalizzato all’adeguamento infrastrutturale del porto. Gli interventi chiave includono il dragaggio del Molo Polisettoriale per accogliere le imponenti strutture galleggianti e la predisposizione di vasti spazi logistici per lo stoccaggio dei componenti, come le turbine di nuova generazione da 15 megawatt e oltre. La riconversione industriale di Taranto, da polo della siderurgia tradizionale a cantiere della green economy, promette un impatto occupazionale di vasta portata, con una stima di circa quattromila nuovi posti di lavoro tra diretti e indotto, richiamando professionalità specializzate come saldatori, ingegneri e tecnici della logistica. In questo quadro, il sistema portuale pugliese agisce in modo sinergico. Mentre Taranto si specializza nella cantieristica pesante, il porto di Brindisi assume un ruolo strategico per la logistica e le operazioni di manutenzione (O&M) dei parchi eolici (non escludendosi peraltro un ruolo anche nello sviluppo della cantieristica per i floaters grazie alle nuobe piattaforme di Costa Morena e, soprattutto, Capobianco tanto più che quest’ultima è già Zona Franca Doganale), e Bari si qualifica come centro di ingegneria, monitoraggio remoto, snodo di interconnessione con la rete di trasmissione nazionale e base per la safety&security della ZEE. Questa specializzazione funzionale, unita alla posizione geografica che pone la Puglia come interfaccia naturale verso le Zone Economiche Esclusive di Grecia e Croazia, consolida il ruolo della regione come piattaforma logistica e industriale di primario rilievo nel bacino del Mediterraneo, catalizzando una filiera produttiva che integra le acciaierie, i cantieri navali e i centri di ricerca in un ecosistema virtuoso.

 

  1. L’industrializzazione della Zona Economica Esclusiva impone una gestione attenta e coordinata dello spazio marittimo, al fine di garantire la coesistenza sostenibile tra la nuova vocazione energetica e le attività tradizionali come la pesca e la navigazione. Il Maritime Spatial Planning (previsto dalla Direttiva 2014/89/UE, che impone agli Stati membri costieri di adottare piani di pianificazione dello spazio marittimo) assume, in questo contesto, un ruolo cruciale nel definire un equilibrio tra i diversi usi del mare. Per la navigazione commerciale, vengono garantiti corridoi di transito sicuri, in linea con il principio della libertà di navigazione internazionale, mentre attorno ai parchi eolici vengono istituite zone di sicurezza di cinquecento metri per prevenire incidenti. Anche per il settore della pesca si aprono nuove prospettive. Se da un lato l’installazione dei parchi eolici limita l’accesso ad alcune aree, dall’altro le fondazioni stesse delle turbine possono agire come “santuari” marini, favorendo il ripopolamento ittico al riparo dalla pesca a strascico. Sono inoltre previsti meccanismi di compensazione per le marinerie che dovessero subire limitazioni alla propria attività. Accanto alla gestione dello spazio, emerge con forza il tema della sicurezza. I parchi eolici offshore e i relativi cavi di connessione sottomarina costituiscono infrastrutture critiche di valore strategico nazionale. Lo Stato ha pertanto l’obbligo giuridico di proteggere tali asset da ogni potenziale minaccia, sia essa di natura accidentale, come i danni causati da ancoraggi o attività di pesca, sia di natura dolosa, come il sabotaggio fisico o cibernetico. Tale responsabilità si traduce in un potenziamento del dispositivo di difesa e sorveglianza marittima. La Guardia Costiera, la Guardia di Finanza e la Marina Militare sono chiamate a un monitoraggio costante della ZEE, supportate da nuovi investimenti in pattugliatori d’altura capaci di operare stabilmente fino a duecento miglia dalla costa e dall’istituzione della prima base navale della Guardia Costiera a Bari, che si aggiunge alla base ROAN. Non dimentichiamo, infatti, il ruolo della Guardia di Finanza, che esercita funzioni di polizia economica in mare, vigilando sul corretto versamento delle royalties derivanti dallo sfruttamento delle risorse e utilizzando la rete di sorveglianza dei parchi eolici come strumento di contrasto ai traffici illeciti. La sicurezza, intesa come safety e security, diviene così il presupposto indispensabile per lo sviluppo economico del mare (ed essa stessa attività economica di sostegno alla portualità pugliese).

 

  1. Lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante nella Zona Economica Esclusiva italiana non rappresenta unicamente una transizione energetica, ma agisce come un potente volano per l’intera economia del mare, o Blue Economy. Secondo le analisi della Commissione Europea, questo settore è caratterizzato da un significativo effetto moltiplicatore, con una stima secondo cui ogni euro investito è in grado di generare un valore di due euro e mezzo nell’indotto. Tale impatto si manifesta attraverso diversi canali. In primo luogo, la disponibilità di energia a basso costo prodotta in mare aperto favorisce il fenomeno del “reshoring”, incentivando il rientro di attività manifatturiere nel Mezzogiorno d’Italia e contribuendo a invertire la tendenza alla deindustrializzazione. In secondo luogo, si assiste alla creazione di una filiera corta e integrata, che connette le storiche competenze delle acciaierie, come quelle di Taranto, con la cantieristica navale e i centri di ricerca universitari, generando un ecosistema di innovazione e produzione ad alto valore aggiunto. Questo processo stimola la domanda di occupazione qualificata, richiedendo nuove generazioni di ingegneri navali, specialisti ambientali, tecnici della sicurezza e operatori specializzati. La roadmap operativa per il quinquennio 2026-2030 prevede tappe serrate, con il lancio delle prime aste competitive nell’ambito del Decreto FER 2, il completamento degli adeguamenti infrastrutturali nei porti pugliesi e il raggiungimento della piena finanziabilità dei progetti. La visione strategica che emerge è quella di un triangolo virtuoso, in cui la ZEE fornisce lo strumento giuridico, la tecnologia floating wind l’abilitatore tecnico e il sistema portuale pugliese, con Taranto in testa, il motore industriale. In questa prospettiva, il mare cessa di essere percepito come una frontiera o un semplice spazio di transito, per affermarsi come un territorio di produzione, innovazione e sovranità, che richiede visione strategica, protezione e competenza per dispiegare appieno il suo potenziale.

 

  1. In conclusione, l’avvento della Zona Economica Esclusiva e lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante rappresentano per l’Italia, e per la Puglia in particolare, un’opportunità storica di riconversione industriale e di leadership nel settore della Blue Economy. La cornice giuridica, finalmente definita, deve ora essere accompagnata da una rapida ed efficace capacità esecutiva per trasformare la pianificazione in realtà industriale. La Puglia, con Taranto come polo costruttivo e l’Adriatico Meridionale come bacino di produzione e base operativa della safety e security della ZEE, si candida a diventare il cuore pulsante della strategia energetica nazionale. Emerge con chiarezza il nesso inscindibile tra lo sviluppo economico e il controllo del mare, dove la sicurezza delle infrastrutture e delle rotte commerciali diventa precondizione per ogni investimento. Il successo di questa transizione dipenderà in larga misura dalla capacità di coordinamento tra le Autorità di Sistema Portuale, il governo centrale e gli operatori privati, in un’alleanza strategica che sappia cogliere le immense potenzialità di un mare non più solo da navigare, ma da coltivare.