PROF. RAFFAELLO COSSU
Dipartimento ICEA (Ingegneria Civile, Edile, Ambientale)
Università di Padova
L’Economia Circolare nasce, come ben noto, per superare i limiti del modello economico lineare, e dei problemi strutturali, poco sostenibile sul lungo periodo, che esso comporta, tra cui:
- il crescente consumo di risorse naturali non rinnovabili;
- la progressiva riduzione e l’esaurimento delle risorse disponibili;
- la dipendenza geopolitica dai Paesi detentori di materie prime strategiche (metalli critici, combustibili fossili, terre rare, ecc.);
- l’aumento della quantità e della complessità dei rifiuti prodotti;
- le crescenti preoccupazioni relative agli impatti ambientali e sanitari associati ai sistemi di gestione dei rifiuti;
- la crescente complessità delle relazioni sociali, economiche e istituzionali che caratterizzano la gestione delle risorse e dei rifiuti.
L’obiettivo fondamentale dell’economia circolare consiste nel far fronte a questi problemi attraverso la trasformazione dei rifiuti in risorse, contemplando una serie di azioni integrate quali:
- il prolungamento della vita utile dei prodotti;
- il recupero, il riutilizzo e il riciclo dei materiali;
- la minimizzazione degli sprechi e dei residui finali;
- la creazione di nuovo valore mediante riparazione, riuso e rigenerazione dei prodotti;
- la progettazione di prodotti più durevoli, riparabili, riciclabili e con ridotto contenuto di sostanze contaminanti.
Per conseguire tali obiettivi, l’economia circolare deve necessariamente conciliare crescita economica, tutela dell’ambiente, protezione della salute pubblica e benessere sociale, in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) promossi dalle Nazioni Unite.
Ne deriva un sistema complesso e multidimensionale che coinvolge una pluralità di stakeholder, le cui relazioni reciproche (schematizzate in Figura 1) influenzano profondamente l’efficacia delle strategie adottate e i risultati ottenuti. Il diverso peso politico, economico e culturale esercitato dai vari attori può infatti favorire oppure ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.
Il ruolo dei principali stakeholder
Rappresentanti politici
I rappresentanti politici hanno il compito di interpretare le esigenze dei cittadini, definire strategie di interesse collettivo, elaborare politiche pubbliche tese a migliorare la qualità della vita e allocare le risorse necessarie alla loro attuazione.
Nel contesto dell’economia circolare, essi sono chiamati a definire obiettivi, priorità e strumenti normativi capaci di promuovere la transizione verso modelli produttivi e di consumo più sostenibili. Devono inoltre favorire la sensibilizzazione di cittadini e imprese e mantenere un dialogo costante con la comunità scientifica, affinché le decisioni siano supportate dalle migliori conoscenze disponibili.
Figura 1. Rappresentazione grafica delle interrelazioni tra i principali stakeholders dell’Economia Circolare, (Cossu, 2026).
Funzionari pubblici
I funzionari delle istituzioni europee, nazionali e locali svolgono un ruolo centrale nella traduzione operativa delle scelte politiche. Essi elaborano i provvedimenti tecnici e amministrativi, gestiscono programmi e finanziamenti, controllano il rispetto delle normative e coordinano servizi e progetti.
Aspetti fondamentali dell’economia circolare, quali l’End of Waste, la Responsabilità Estesa del Produttore (Extended Producer Responsibility – EPR) e la definizione degli obiettivi ambientali, dipendono in larga misura dal loro operato.
Per questo motivo, i funzionari pubblici rappresentano gli interlocutori più diretti delle istanze tecniche provenienti dagli altri stakeholder e dovrebbero essere costantemente aggiornati attraverso il confronto con il mondo della ricerca, evitando fenomeni di autoreferenzialità amministrativa. Essi costituiscono inoltre un canale privilegiato di comunicazione tra istituzioni e cittadini.
Cittadini e associazioni
I cittadini contribuiscono all’economia circolare attraverso comportamenti responsabili e pratiche di consumo sostenibile, quali:
- la riduzione degli sprechi;
- il consumo critico e consapevole;
- l’estensione della vita utile dei beni;
- la partecipazione a modelli di sharing economy;
- la corretta raccolta differenziata e la prevenzione dei rifiuti.
Le associazioni svolgono un ruolo altrettanto importante attraverso attività di sensibilizzazione, organizzazione di iniziative territoriali (es. repair café, mercati del riuso, giornate educative) e monitoraggio delle attività di imprese e istituzioni.
Particolarmente rilevante, ma ancora poco sviluppato, è il rapporto tra cittadini e comunità scientifica, indispensabile per contrastare la diffusione di informazioni distorte e aumentare la consapevolezza sui reali benefici e limiti dell’economia circolare.
Comunità scientifica
La comunità scientifica rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’economia circolare.
Nel rapporto con le imprese produttrici, essa supporta lo sviluppo dell’ecodesign, la progettazione di materiali innovativi e la riduzione dei consumi di risorse. Nella collaborazione con le imprese del recupero e del riciclo, contribuisce al miglioramento delle tecnologie di trattamento e alla valutazione degli impatti ambientali, sanitari ed economici dei processi.
La comunità scientifica svolge inoltre un ruolo essenziale nel fornire evidenze oggettive a decisori politici e funzionari pubblici, individuando criticità emergenti e proponendo soluzioni tecnicamente sostenibili per la chiusura dei cicli di materia.
Un ulteriore contributo riguarda lo sviluppo di metriche e strumenti per misurare la circolarità e la sostenibilità dei sistemi produttivi, monitorare i flussi di materiali e valutare le prestazioni ambientali lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti.
Imprese
Le imprese producono beni e servizi utili per i cittadini, creano occupazione e generano reddito per lavoratori, fornitori e investitori, contribuendo sostanzialmente alla crescita economica. I principali interessi dell’impresa sono ottenere profitti, garantire la propria continuità nel tempo e rafforzare la competitività sul mercato.
Nell’ambito dell’economia circolare è opportuno distinguere due grandi categorie:
- imprese produttrici;
- imprese del recupero e del riciclo.
Le imprese produttrici devono ripensare l’intero ciclo di vita dei beni, riducendo il consumo di materie prime vergini, favorendo la durabilità, la riparabilità e la riciclabilità dei prodotti, utilizzando materiali riciclati e minimizzando gli scarti di produzione. Devono inoltre promuovere modelli basati sull’utilizzo piuttosto che sul possesso e sviluppare forme di simbiosi industriale nelle quali gli scarti di un processo produttivo diventino risorse per altri processi.
Le imprese del riciclo, sia pubbliche che private, svolgono invece il compito strategico di trasformare i rifiuti in nuove risorse attraverso attività di raccolta, selezione, trattamento e valorizzazione. Esse contribuiscono allo sviluppo delle filiere del recupero, alla gestione dei mercati delle materie prime seconde e alla chiusura sostenibile del ciclo della materia, garantendo al contempo un’adeguata gestione dei residui non riciclabili.
Criticità e distorsioni del sistema
Le principali disfunzioni osservabili nell’attuale modello di economia circolare derivano spesso da alterazioni dei ruoli e degli equilibri tra stakeholder.
Tra le principali criticità si possono evidenziare:
- approcci politici condizionati da interessi di parte, logiche demagogiche o visioni ideologiche (si pensi all’ostracismo che perdura in molti ambiti verso alcuni sistemi di trattamento dei rifiuti);
- debolezza intrinseca del sistema che governa l’Economia Circolare nel controllare la produzione industriale (ad esempio vietando tout-court la produzione, il commercio e l’uso di beni problematici per l’Economia Circolare, come ad esempio si è fatto a Singapore per le chewing gum);
- insufficiente aggiornamento tecnico-scientifico di parte della pubblica amministrazione (la loro presenza nei consessi scientifici risulta drammaticamente rarefatta);
- vulnerabilità dei cittadini alla disinformazione e alle fake news diffuse, in particolare, attraverso i social media;
- difficoltà della comunità scientifica nello svolgere un adeguato ruolo informativo con messaggi chiari e condivisi, talvolta cedendo alle lusinghe delle committenze di parte connesse al lobbismo industriale;
- pratiche industriali orientate prevalentemente alla massimizzazione del profitto, come l’obsolescenza programmata, il fast fashion e la diffusione di prodotti monouso;
- insufficiente comunicazione e collaborazione tra imprese produttrici e operatori del riciclo riguardo alla composizione dei prodotti per aumentare e velocizzare il riciclo e tenere sotto controllo l’emissione di contaminanti e microplastiche;
- sottovalutazione, da parte di alcuni operatori del mondo industriale dei rischi ambientali e sanitari associati a specifici prodotti e filiere di riciclo e quasi irritazione quando tali rischi ambientali vengono messi in evidenza dalla comunità scientifica.
- incomprensione da parte dei cittadini, delle associazioni e dei policemakers del ruolo fondamentale del deposito dei rifiuti nel terreno, confuso con le discariche che, pur se tecnologicamente superate e insostenibili ambientalmente, vengono comunque mantenute in vita sia normativamente sia come “male inevitabile” per la gestione dei residui non riciclabili.
Criticità sistemiche ancora aperte
Accanto alle problematiche legate ai singoli stakeholder, esistono questioni di carattere più generale che richiedono particolare attenzione (Cossu, 2026):
- approcci eccessivamente ottimistici che trascurano le difficoltà operative della transizione circolare;
- instabilità e volatilità dei mercati delle materie prime seconde;
- complessità burocratiche nell’applicazione delle normative sull’End of Waste;
- insufficiente prevenzione della produzione di beni usa e getta;
- insufficiente estensione sistematica del principio di responsabilità estesa del produttore utile per contrastare l’obsolescenza programmata e tenere sotto controllo la quantità e qualità dei prodotti, e la loro gestione di fine vita sia nella fase del riciclo ricircolo (es. presenza di elastane nei prodotti tessili) sia nello smaltimento dei residui finali;
- esportazione verso Paesi in via di sviluppo degli impatti ambientali associati ad alcune attività di recupero e riciclo;
- assenza di una strategia integrata che coordini efficacemente tutti gli stakeholder lungo l’intera filiera nel rispetto dei principi di sostenibilità.
Il controllo del bilancio di massa per la sostenibilità dell’Economia Circolare
In sostanza, come appena discusso, le principali criticità nell’attuazione dell’Economia Circolare risiedono nella crescente produzione di beni di consumo a rapido movimento (fast-moving consumer goods) e nello scarso controllo dei bilanci di massa nei flussi di materiale (riguardo quantità, qualità, dispersione di contaminanti e microplastiche e gestione dei residui). Per rendere il modello realmente sostenibile, occorre una strategia basata sul monitoraggio dei flussi di materia, sulla chiusura del bilancio di massa. Questo approccio è vincolato dal ciclo di vita dei prodotti, i quali obbediscono al principio naturale del bilancio di massa (in un sistema chiuso la massa complessiva resta costante) e alla Legge di Lavoisier, per cui la materia non può essere distrutta, ma solo trasformata. Una rappresentazione generale del ciclo di vita è riportata in Figura 2.
Le risorse materiali (rinnovabili o non rinnovabili, ad es. metalli, pietre, legname) vengono prelevate da un deposito naturale (sopra il suolo o nel sottosuolo) per alimentare la produzione di beni.
Gli elementi e i composti presenti nelle risorse naturali si trovano generalmente in una forma stabile e non mobile (x). A seguito dell’estrazione e della lavorazione, essi vengono mobilizzati per ottenere le materie prime destinate alla produzione,
Al termine del loro ciclo di vita, i beni diventano rifiuti ed entrano nella fase di gestione, che comprende deposito, raccolta, cernita, trasporto e preparazione per il riutilizzo. I materiali non avviati al riciclo o i materiali non ulteriormente riciclabili, vengono smaltiti tramite trattamento e quando necessario, deposito finale nel terreno secondo il principio del “Back to Earth” (Ritorno alla Terra).
Dall’estrazione in poi, gli elementi che erano stati mobilizzati, continuano a presentarsi prevalentemente in una forma mobile (S). Durante le diverse fasi del ciclo, possono essere rilasciati nell’ambiente (con un tasso di emissione (dS/dt)). Queste emissioni possono avvenire legalmente (emissioni che rispettano i limiti stabiliti dalle normative nazionali) o illegalmente, e potrebbero dare origine a una contaminazione insostenibile (inquinamento), diffusa o concentrata.
E’ comunque un dato di fatto come in tutto il mondo sia crescente la concentrazione, nelle varie matrici ambientali (suolo, acqua, aria) di metalli pesanti e di sostanze organiche persistenti (UNEP, 2025).
Figura 2. Rappresentazione grafica del ciclo di vita dei prodotti e dei rifiuti. X= forma non-mobile dell’elemento considerato , S = forma mobile dell’elemento considerato, di = emissioni nella forma mobile dell’elemento considerato durante le varie fasi del suo ciclo di vita (misurate ad esempio in g/anno). M= Quantità di materiale estratto, T= Quantità di materiale che viene depositato sul terreno (sink) dopo trattamento di inertizzazione dei residui. DR= quantità di contaminante accumulato nel sistema con il riuso o il recupero e riciclo, qi = portata delle emissioni durante le varie fasi del ciclo di vita, si= concentrazione di contaminante nelle diverse emissioni. (modificata da Cossu e Williams, 2024)
Considerando lo schema riportato in Figura 2 si può tracciare l’equazione di un classico bilancio di massa per un dato contaminante:
Quantità in ingresso del contaminante estratto con il minerale =
Somma delle quantità di contaminante in uscita con le emissioni che si registrano dalle diverse fasi del ciclo + quantità di contaminante accumulato nel sistema con il riuso o il recupero e riciclo + quantità di contaminante depositato nel terreno dopo inertizzazione.
M*x= Sdi + DR*s +T*x (1)
Riarrangiando l’equazione (1) e portando al primo termine la somma di tutte le emissioni di contaminante si ottiene:
Sdi = M*x – DR*s -T*x
Da questa equazione risulta analiticamente evidente che per minimizzare le emissioni di contaminante si devono ridurre tutti i termini al secondo membro con segno positivo e aumentare tutti quelli al secondo membro con segno negativo. Quindi per ridurre il crescente problema della contaminazione diffusa globale si deve:
- ridurre il consumo e l’estrazione del contaminante utilizzato nella produzione di beni (Mx)
- aumentare il riciclo del contaminante (DRs)
- aumentare la quantità di contaminante che in forma inertizzata viene restituito alla Terra con il deposito nel terreno (Tx).
Priorità strategiche per il futuro
La chiusura del bilancio di massa per i contaminanti, analizzata nel paragrafo precedente dovrà tradursi ed essere accompagnata dalle seguenti misure:
- gestione tecnicamente ed ambientalmente sostenibile dei residui non riciclabili senza classificazioni moralistiche o approcci ideologici;
- integrazione tra prevenzione, riuso, riciclo, recupero energetico e smaltimento finale secondo lo schema di un’economia circolare che funziona come un sistema meccanico dove tutti gli ingranaggi sono necessari (Figura 3);
Figura 3. Rappresentazione grafica della gestione integrata dei rifiuti nell’ambito dell’Economia Circolare (modificato da Cossu e Ferrante, 2026)
- rafforzamento del ruolo della ricerca scientifica nei processi decisionali;
- contenimento dell’influenza distorsiva delle attività di lobbying;
- contrasto all’obsolescenza programmata e alla produzione e diffusione di prodotti monouso;
- drastica riduzione della produzione di materiali suscettibili di rilasciare contaminanti e microplastiche nell’ambiente;
- valorizzazione del contributo energetico dei rifiuti attraverso tutte le tecnologie scientificamente validate, comprese la produzione di biocarburanti, bioidrogeno, il riciclo chimico delle plastiche e il recupero energetico per via termica dei residui non ulteriormente valorizzabili.
- prevenire l’introduzione nella progettazione dei prodotti di sostanze che ostacolano il riciclo o introducono nuovi contaminanti.
- evitare il trasferimento degli oneri ambientali ai paesi in via di sviluppo.
- riconoscere l’importanza strategica del deposito controllato nel terreno dei materiali residui (previamente trattati per evitare qualsiasi inquinamento), in linea con il principio naturale del “Back to Earth” cioè basato sulla restituzione alla Terra di ciò che da è stato estratto;
- sviluppare — anche a livello normativo europeo — il concetto di “sink” ingegnerizzati, invece di limitarsi a revisionare obsolete direttive sulle discariche basate su tecnologie insostenibili ambientalmente
Conclusioni
L’economia circolare rappresenta una delle principali strategie per affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali del XXI secolo. Tuttavia, il suo successo non può essere affidato a narrazioni semplificate o a visioni esclusivamente ideologiche. È necessario riconoscerne apertamente limiti, criticità e contraddizioni, affrontandoli attraverso un approccio scientifico, pragmatico e sistemico.
Solo attraverso una collaborazione equilibrata tra istituzioni, cittadini, imprese e comunità scientifica sarà possibile sviluppare un modello di economia circolare realmente efficace, capace di coniugare sostenibilità ambientale, tutela della salute, competitività economica e benessere collettivo.
Bibliografia
Cossu (2026). Circular Economy across stakeholders: objectives, challanges and future perspectives. Detritus, (35), https://doi.org/10.31025/2611-4135/2026.19601
Cossu R., Ferrante M. (2026). Rifiuti e Salute. Criteri di Gestione, tecnologie e impatti. CISA Publisher. ISBN 978 88 62650489
Cossu R., Williams I. (2024). The need for sinks during the transition to a global Circular Economy. Detritus, (28), 1–4. https://doi.org/10.31025/2611-4135/2024.19427
UNEP-United Nations Environment Programme (2025). Global Environment Outlook 7: A future we choose – Why investing in Earth now can lead to a trillion-dollar benefit for all. Nairobi. https://wedocs.unep.org/ handle/20.500.11822/49014.




